Il diritto alla pensione è un pilastro del diritto della previdenza sociale italiana. Le corti, inclusa la Corte Costituzionale (sentenza 71/2010) e la Corte di Cassazione (Sezioni Unite, sentenza 9219/2003), lo hanno definito un “diritto fondamentale, inalienabile e imprescrittibile di rango costituzionale”. Ciò significa che nessuno può revocarlo facilmente. Tuttavia, molti lavoratori riscontrano problemi nella presentazione della domanda di pensione all’INPS. Semplici errori nei moduli possono portare a respingimenti. Questo post analizza le principali sentenze e offre consigli su come gestire una “domanda di pensione errata”.
Sentenze d’avanguardia sui diritti pensionistici
L’avvocato Nicola Di Domenica, dell’Ordine degli Avvocati di Roma, evidenzia sentenze che rafforzano i diritti pensionistici. Si tratta di decisioni “pioniere” che chiariscono o creano principi quando l’INPS blocca l’accesso. La Corte Costituzionale nel 2010 ha riaffermato la pensione come diritto primario. La Cassazione nel 2003 l’ha definita “primaria e intangibile”. Anche i tribunali di merito come Milano (sentenza 24/2022), Palermo (3723/2021) e la Cassazione (74/2020) si sono espressi in modo simile: gli errori formali commessi in buona fede non devono danneggiare i lavoratori. L’INPS deve permettere le correzioni senza perdita dei benefici maturati.
Errori comuni nelle domande di pensione
I moduli pensionistici richiedono dati personali, dettagli sul reddito e scelte sulla tipologia di pensione (es. Quota 100, pensione di vecchiaia). Gli errori capitano: caselle errate, citazione di normative sbagliate o mancata selezione di opzioni per il cumulo dei contributi. Una volta inviate, le domande non sono facilmente modificabili. L’INPS spesso respinge sulla base di queste sviste. Ma i giudici dicono di no: se dai dati risulta che i requisiti contributivi e anagrafici sono soddisfatti, la domanda va accolta. Esempio: Un lavoratore richiede per errore Quota 100 ma ha diritto a un’altra pensione. L’INPS ha i dati. Il rigetto è ingiusto.
Differenza: Errori formali vs. Scelte deliberate
Non tutti gli errori sono uguali. Gli errori formali sono minori (es. casella errata). L’INPS possiede i dati per comprendere l’intento e i requisiti del lavoratore. Tuttavia, scelte come la totalizzazione o il cumulo dei contributi tra settori pubblici e privati sono deliberate. Se non c’è richiesta, non c’è azione. I lavoratori devono controllare presto gli estratti di più casse. Consiglio: Prima di andare in pensione, richiedi gli estratti contributivi a tutti gli enti. Confronta le opzioni: totalizzazione, cumulo, riscatti (servizio o laurea).
Rigetto INPS: Riesame vs. Ricorso
Se la domanda viene respinta:
- Riesame: Chiedere all’INPS di riconsiderare. È un’autotutela per errori formali. Se l’ente concorda, revoca il rigetto e riemette il provvedimento.
- Ricorso: In tribunale se il rigetto persiste. La vittoria annulla la decisione per errori dell’INPS. Si consiglia di utilizzare prima il riesame: è più veloce e meno costoso. Rischi del rigetto: Mesi di pagamenti persi. Alcune pensioni hanno “finestre” di uscita; se ne perdi una, aspetti più a lungo.
Passaggi pratici per evitare problemi
- Pianifica in anticipo: Mesi prima della pensione, richiedi l’estratto contributivo all’INPS e ad altri enti.
- Cerca assistenza: Utilizza patronati o consulenti per la compilazione.
- Verifica le opzioni: Comprendi la differenza tra totalizzazione e cumulo.
- Controlli multipli: Verifica i dati con diverse istituzioni. Gli errori non annullano i diritti se l’INPS può rintracciare l’intento, ma i ritardi costano denaro.
La protezione dei tribunali in azione
- Tribunale di Milano (24/2022): Il modulo non richiede una dicitura perfetta; basta identificare il beneficio.
- Palermo (3723/2021): Dati sufficienti attivano la procedura. I lavoratori vincono quando i tribunali vedono in gioco diritti fondamentali.






