Molte persone credono, erroneamente, che l’indennità di accompagnamento spetti solo a chi è in una condizione di disabilità definitiva o in fase terminale. Tuttavia, come chiarito dall’analisi legale del video, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il diritto all’assistenza economica scatta ogni volta che il malato non è in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, anche se questa condizione è temporanea o legata a cicli di cure specifiche.
Il superamento del concetto di “stabilità”
Uno degli errori più comuni commessi dalle Commissioni Mediche INPS è negare l’indennità perché la patologia oncologica viene considerata “reversibile” o perché il paziente sta reagendo bene alle cure. Il video sottolinea invece che:
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La legge non richiede che l’invalidità sia perpetua.
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Il beneficio spetta anche durante i periodi di chemioterapia e radioterapia, che rendono il paziente estremamente debole e dipendente da terzi.
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L’indennità deve essere riconosciuta anche per periodi brevissimi (anche inferiori al mese), purché sussista l’impossibilità di deambulare o di autogestirsi.
Perché i malati oncologici ne hanno diritto?
Il trattamento oncologico non colpisce solo le cellule malate, ma debilita l’intero organismo. Durante questi cicli, il malato può soffrire di:
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Grave astenia (stanchezza cronica): impossibilità fisica di alzarsi dal letto o lavarsi.
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Effetti collaterali invalidanti: nausea severa, vertigini e perdita di equilibrio.
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Deficit immunitario: necessità di assistenza costante per evitare contatti rischiosi o per la somministrazione di terapie domiciliari.
In tutti questi casi, l’indennità non è un “premio”, ma un sostegno concreto per coprire i costi di chi deve accudire il malato (parenti o badanti).
I punti fermi della Cassazione
Secondo i giudici di legittimità, per ottenere l’accompagnamento non serve essere “allettati”. È sufficiente che il paziente:
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Non possa camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.
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Non sia in grado di compiere quegli atti minimi necessari alla vita (vestirsi, nutrirsi, provvedere all’igiene personale) in modo autonomo e sicuro.
Nota importante: Se l’INPS riconosce l’invalidità al 100% ma nega l’accompagnamento con la motivazione che la patologia è “temporanea” o “in fase di cura”, il cittadino ha il pieno diritto di impugnare il verbale e presentare ricorso.
Cosa fare se la domanda viene respinta?
Se la Commissione Medica riconosce l’invalidità ma “dimentica” l’indennità di accompagnamento nonostante le pesanti cure in corso:
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Entro 6 mesi dalla ricezione del verbale è possibile fare ricorso giudiziario (Accertamento Tecnico Preventivo).
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È fondamentale produrre documentazione medica che attesti non solo la diagnosi, ma proprio la difficoltà specifica nel compiere gli atti quotidiani durante il periodo delle cure.






